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lunedì 14 gennaio 2013

Comunicazione emotiva e relazione terapeutica (di aiuto e/o di cura) nelle professioni sanitarie e sociali

Valter Giantin
Il geriatra dott. Valter Giantin  ha mandato via mail a IASI-Pronto Anziano il programma di un corso che mira a migliorare la capacità comunicativa e la relazione terapeutica dei professionisti sanitari e sociali, e che nel 2013 viene riproposta per il terzo anno consecutivo.
Per vedere la locandina del corso Clicca qui
Anche lo scorso anno, come il primo anno, il grado di soddisfazione dei discenti è stato altissimo (voto medio >9,5 su 10) per tutte le tematiche ed i relatori intervenuti, e questo mi dà ancora più forza nel proporre questo corso.
L'Università degli Studi di Padova propone il Corso di Perfezionamento sulla Comunicazione emotiva e relazione terapeutica (di aiuto e/o di cura) nelle professioni sanitarie e sociali, rivolto ad un ampio spettro di laureati o diplomati (basta il diploma di quinta superiore), che permette di acquisire 12 crediti formativi universitari e la cui partecipazione esonera il personale sanitario dall’ottenimento dei crediti per l’Educazione Continua in Medicina (ECM) per l’anno 2013.

Obiettivi Formativi del Corso:
Il corso ha lo scopo di formare professionisti sanitari e sociali in grado di sviluppare e utilizzare, integrandole fra loro, le competenze emotivo-affettive nei contesti relazionali delle professioni di aiuto o di cura.
Il corso si propone in particolare i seguenti obiettivi:
  • Legittimare la presenza dell´emotività e della affettività nei contesti professionali affinché, imparando a gestire meglio le emozioni, gli operatori possano più efficacemente aiutare e sostenere i propri assistiti ed interagire efficacemente con colleghi, subordinati o superiori;
  • Fornire strumenti che consentano agli operatori di riconoscere le emozioni e i sentimenti propri e altrui, ed educarli perché possano al meglio umanizzare la dimensione professionale;
  • Individuare strategie comunicative e relazionali per alleviare la sofferenza di utenti e familiari nella gestione del dolore, dei traumi, dei lutti;
  • Definire e progettare metodi di organizzazione del lavoro che pongano al centro la persona e promuovano una nuova cultura dei servizi socio-sanitari
Dott. Valter Giantin (Coordinatore scientifico del corso)
Tel. 049 821 4295
e-mail: valter.giantin@unipd.it
Prof. Bruno Martella (Direttore del corso)
Tel. 049 821 2765 / 3185
e-mail: bruno.martella@unipd.it


 


















domenica 13 gennaio 2013

Luigi Pirandello: L'uomo dal fiore in bocca


Luigi Pirandello
Si può scegliere come argomento di una tesina per l'esame di "maturità", ora si chiama di esame di Stato, il Volontariato in oncologia? Sicuramente si! Il problema è come collegarla con le discipline dei diversi indirizzi di studio. Il tema è difficile e delicato, tocca aspetti umani, etici, sanitari e psicologici. La consiglio agli studenti che hanno già provato a fare del volontariato. La tesina deve essere multidisciplinare, cioè riguardare più discipline dell'ultimo anno di corso. I collegamenti, non devono forzatamente riguardare tutte le materie del quinto anno, cosa impossibile da realizzare, ma solo alcune. Qui mi accingo a collegarla all'italiano, in particolare alla letteratura del novecento, argomento del quinto anno. Dopo aver parlato in un precedente post dello scrittore russo Solgenitsin e del suo romanzo "Padiglione Cancro", posto un'altra opera e un altro grande scrittore, questa volta italiano, Luigi Pirandello (Agrigento, 28.06.1867 – Roma, 10.12.1936), che ha affrontato il tema del cancro nella commedia: L'uomo dal fiore in bocca. Drammaturgo, scrittore e poeta italiano, insignito del premio Nobel per la letteratura nel 1934, con questa motivazione: Per il suo coraggio e l'ingegnosa rappresentazione dell'arte drammatica e teatrale.
"L'uomo dal fiore in bocca" l'abbiamo letta con gli studenti di quinta superiore che frequentano per tirocinio l'Associazione IASI-Pronto Anziano, un ironico titolo per definire una persona con un epitelioma in bocca, un cancro della pelle.
Pubblicata nel 1923, “L’uomo dal fiore in bocca”, è una commedia in un solo atto presentata inizialmente dallo scrittore sotto il nome di “La morte addosso”. Prima ancora era una novella, «Caffè notturno», scritta nel 1918. La prima rappresentazione è avvenuta il 21 febbraio  1923 a Roma, Teatro degli Indipendenti, Compagnia degli «Indipendenti» diretta da Anton Giulio Bragaglia.
Rifacendosi al titolo, La morte addosso, un pessimista direbbe che tutti abbiamo la morte addosso, perché prima o poi tutti dovremo morire, ma chi ha un cancro in metastasi la percepisce sicuramente in maniera diversa da chi si sente invulnerabile perché gode di buona salute.
Qualcuno potrebbe chiederci: che centra la commedia di Pirandello con il volontariato? Ci aiuta a capire la psicologia delle persone malate di cancro, anche se la reazione  a questa patologia, come ad altre molto gravi, è soggettiva, varia da persona a persona! E' chiaro che, a seconda dell'ordine di scuola, nella tesina vanno trattate altre tematiche, quali:  le leggi sul volontariato, le associazioni che si occupano di pazienti oncologici, le tipologie di organizzazioni, che cos'è un cancro, nel caso specifico un epitelioma e nel caso di Solgenitsin di un tumore ai polmoni.
Utili informazioni sul tema del volontariato si possono trovare nel Manuale del volontariato in oncologia, pubblicato dalla sezione milanese della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (LILT).  Si legge a pag. 85: La consapevolezza della morte induce un’attenzione più acuta alla qualità della vita ed alla sofferenza di chi sta per morire. Come riporta Spinsanti “la medicina delle cure palliative è e rimane un servizio alla salute. Non dunque una medicina per morente e per aiutare a morire, ma una medicina per l’uomo, che rimane un vivente fino alla morte” (Spinsanti, 1988).

Aleksandr Isaevič Solženicyn: Padiglione cancro


premio Nobel 1970
Nel collaborare con una studentessa per redigere la tesina che presenterà all'esame di Stato al termine della scuola secondaria di 2° grado, partendo dalla sua esperienza di tirocinio presso un reparto di oncologia, l'ho invitata a leggere il bel romanzo di Aleksandr Isaevič Solženicyn. Si tratta di Padiglione cancro della Newton, con la traduzione di Chiara Spano. C'è anche un'edizione UTET del 1973 dal titolo Divisione cancro ed una dell'edizione Einaudi del 1969, intitolata Reparto C.  L'opera scritta negli anni 1963-1967, nello stesso periodo della stesura di Arcipelago Gulag, è ambientata nell'Unione Sovietica del 1955, due anni dopo la morte di Stalin, prima dell'inizio della destalinizzazione di Chruščёv. Diffusa inizialmente attraverso il samizdat (in russo significa "edito in proprio", e indica un fenomeno spontaneo che esplose in Unione Sovietica e nei paesi sotto la sua influenza  tra la fine degli anni cinquanta e i primi anni sessanta), pubblicata poi nella rivista letteraria Novyj Mir di Tvardovskij in edizione mutilata e censurata, priva degli otto capitoli iniziali.
In Italia il romanzo apparve per la prima volta nel 1968, con il titolo Divisione cancro romanzo di Anonimo sovietico, nelle edizioni Il Saggiatore, tradotto da Maria Olsufieva.
L'opera, pur non essendo completamente autobiografica, è largamente ispirata alle reali esperienze di Solženicyn che, uscito dal gulag ed esiliato nel Kazakistan, si ammalò gravemente di tumore nel 1953 e l'anno successivo, nel 1954, fu curato nell'ospedale di Tashkent nell'Uzbekistan. Solgenitsin non muore per cancro ma per insufficienza cardiaca alla ragguardevole età di 89 anni, la sera del 3 agosto 2008.
Con l'aiuto di Studenti.it, ecco la tormentata biografia dello scrittore russo. 
Aleksandr Isaevic Solgenitsin nasce a Kislovodsk (Russia) l'11 dicembre 1918, da una famiglia discretamente agiata. Morto il padre pochi mesi prima della sua nascita in un incidente di caccia, la madre si trasferì col piccolo a Rostov-sul-Don. Nel 1924, a causa degli espropri ordinati dal regime, i due si trovano nella miseria. Ciò non impedì che Aleksàndr continuasse gli studi e si laureasse in matematica nel 1941. Nello stesso anno si arruolò come volontario nell'Armata Rossa e venne inviato sul fronte occidentale. Ricevette persino un'onorificenza.

venerdì 4 gennaio 2013

Cosa ci porterà la Befana domani notte?


Befana in Prato della Valle
Cosa porterà la Befana, questa simpatica ma sempre più acciaccata e infreddolita vecchietta, con una pensione sempre più decurtata, nel 2013? Questa è la descrizione della Befana per i bambini, ma per gli adulti può essere una strega con poteri magici che usa per fare malefici.
I volontari di IASI-Pronto Anziano e di (Chiama) si augurano che la Befana porti ai bambini buoni, non ci sono bambini cattivi, in particolare a quelli ricoverati in Ospedale, calze con giocattoli e dolcetti, pochi, non necessariamente costosi, ma di qualità. Ai volontari che operano negli Ospedali e allo IOV la Befana doni l'impegno a continuare con serietà e passione e la consapevolezza di svolgere un servizio utile. Ai giovani, quest’anno la disoccupazione giovanile del comune di Padova si è attestata al 29,6% per la fascia di età 15-24 anni e al 21,2% per i ragazzi 25- 29 anni, doni la speranza in un futuro migliore ed una calza con dentro nuovi posti di lavoro. Agli ammalati, in particolare a quelli oncologici, doni la guarigione e lunga vita. Agli anziani, in particolare a queli ch vivono da soli, disabili e in difficoltà economiche, li aiuti ad  intravedere la luce in fondo al tunnel e non la disperazione che scaturisce dalla depressione. 
Aiuti i direttori  generali Claudio Dario, Pier Carlo Muzzio e Urbano Brazzale  perchè sappiano creare tra i dipendenti un clima di collaborazione, di forte identità e la capacità di risolvere i problemi legati alle ristrettezze economiche. Al personale dell'Ospedale, che con impegno, professionalità e umanità si dedica ai pazienti, riempia le calze con i nostri ringraziamenti, apprezzamenti e stima.
Carbone ai politici
E il carbone a chi? Sicuramente ai nostri politici di professione, perchè ci hanno portato in questa precaria situazione morale ed economica, con un debito pubblico che ha sfondato quota 2.000 miliardi e con un servizio sanitario nazionale che "affoga" nei debiti, circa 40 miliardi di euro verso i fornitori.
E, infine, un po' di carbone anche a noi che li abbiamo eletti.
Dedichiamo a tutti, anche ai politici perchè sappiano redimersi, la poesia di Giovanni Pascoli, la filastrocca popolare e il racconto di Gianni Rodari dedicati alla Befana.

giovedì 3 gennaio 2013

Negli ambulatori del Parlamento 60 camici bianchi a 2 milioni di euro all’anno


Mentre si parla di tagli al Servizio Sanitario Nazionale, riduzione dei posti letto, ospedali che chiudono e licenziamenti (la legge di stabilità fissa tagli per  600 milioni nel 2013 e un miliardo nel 2014), nel sito del Fatto quotidiano trovo questa incredibile notizia, datata 2 gennaio 2013.
Titolo: Negli ambulatori del Parlamento 60 camici bianchi a 2 milioni di euro all’anno
Sottotitolo: Con una nuova delibera datata 18 dicembre, Palazzo Madama punta a rafforzare ulteriormente il presidio di cardiologi e infermieri interni: aperte le selezioni per altri cinque cardiologi e altrettanti tra anestesisti e rianimatori
di Thomas Mackinson | 2 gennaio 2013
La via crucis del ri-candidato si fa più stretta e incerta che mai. Una corsa al cardiopalma, roba da rimanerci secchi. Sarà per questo che il presidente del Senato, Renato Schifani ha deciso di rafforzare il presidio di cardiologi e infermieri presso l’Ambulatorio di Palazzo Madama. Sotto l’albero di Natale, il 18 dicembre, è arrivata una delibera dell’ufficio di presidenza che apre ufficialmente le selezioni per cinque specialisti in cardiologia e cinque in anestesia e rianimazione. Non tirocinanti di primo pelo ma laureati con almeno 105/110 ed esperienza professionale minima di cinque anni per i medici e di quattro per gli infermieri.
Quello del Senato, del resto, è un ambulatorio di tutto rispetto: aperto tutto l’anno, 24 ore su 24, gratuito e a uso esclusivo degli inquilini del palazzo. E lì per legge da ben 27 anni: in origine, spiegano da Palazzo Madama, doveva garantire ai senatori non residenti a Roma l’assistenza sanitaria dei loro colleghi della Capitale, ma col tempo il mini-ambulatorio è diventato maxi. La platea dei pazienti si è infatti allargata a deputati, ex parlamentari, dipendenti del Senato e dei gruppi, mentre il personale conta oggi un medico e quattro infermieri in pianta stabile, più altri 26 camici bianchi retribuiti a prestazione per assicurare i turni h24. E così sono lievitati i anche i costi: nel 2011, ultimo dato disponibile, sono arrivati a 650mila euro. Non è difficile crederlo, visto che per quasi trent’anni il presidio è stato aperto anche quando il palazzo era semideserto e gli inquilini in vacanza, nei week end, perfino a Natale e ad agosto.
Solo qualche mese fa il Consiglio di Presidenza ha deciso di chiuderlo dalle 13 di sabato alle 8 del lunedì, durante i festivi infrasettimanali e nei giorni di ferie con un risparmio di circa 240mila euro. Ma niente panico. Quando l’ambulatorio è chiuso l’assistenza medica è assicurata da una società esterna (Medical Care) a un costo di 20 mila euro l’anno. A Palazzo Madama spiegano che non sono soldi buttati perché nel presidio medico si lavora a pieno regime: in un anno si effettuano 13mila prestazioni, più 700 soccorsi, in maggioranza di tipo cardiologico. Un dato sorprendente se rapportato al numero dei senatori e alla platea dei potenziali marcatori di visita. In un giorno di normale attività parlamentare al Senato, infatti, entrano più o meno 2.500 persone. Forse lavorare in Parlamento è più usurante di quanto si pensi e questo potrebbe spiegare anche quei 7,7 milioni di euro chiesti da senatori (e parenti) per prestazioni sanitarie integrative.
I deputati non sono da meno. I servizi sanitari d’emergenza alla Camera sono assicurati da un ambulatorio con personale medico-infermieristico rinforzato da un servizio distaccato dall’Asl di Roma e da una convenzione diretta con il Policlinico Gemelli. Un presidio che conta su una trentina di camici bianchi tra interni ed esterni che costa 1,4 milioni di euro l’anno. La convenzione per i presidi di palazzo Montecitorio e dei palazzi Marini, in corso dal 2007, conta quattro medici dirigenti e due unità di personale infermieristico che prestano servizio per 36 ore la settimana. Tutti ben retribuiti. Un medico alla Camera costa 60 euro lordi l’ora che diventano 90 dopo le 22, il sabato e nei giorni festivi.
A fine anno il camice bianco a Montecitorio porta a casa 90-100 mila euro. E sono in quattro. Gli infermieri, prendono 44 mila euro l’anno più maggiorazioni e sono in due. Ma vanno poi aggiunti i turnisti esterni e i 435mila euro per la convenzione con il Policlinico. Il conto finale è così salato da spiazzare gli stessi beneficiari del servizio (che in teoria dovrebbero godere di ottima salute, visti i 10 milioni di rimborsi sanitari dello scorso anno). Rita Bernardini (Pd), ad esempio, il 12 ottobre scorso ha chiesto al Collegio dei Questori di optare per uno dei due servizi. Il parere è stato accolto e protocollato ma non si sa se sortirà qualche effetto. L’emergenza sanitaria in Parlamento, a quanto pare, continua.

mercoledì 2 gennaio 2013

In bocca al lupo a Claudio Dario, nuovo dg dell'Az. Osp. di Padova


Il presidente Zaia presenta i direttori generali
Nel sito della Regione Veneto, datato 29 dicembre 2012, trovo il comunicato sulla nomina dei 21 direttori generali delle Ulss del Veneto e del direttore generale dell'Azienda Ospedaliera di Padova.
Le Aziende Sanitarie del Veneto sono 24: 21 Ulss (non esiste l'Ulss 11, mentre esiste la 22), 2 Aziende Ospedaliere e lo IOV.
Non erano in scadenza di contratto il dg dello IOV prof. Pier Carlo Muzzio e il dg dell'Azienda Ospedaliera di Verona dott. Sandro Caffi.
Claudio Dario
IASI-Pronto Anziano si congratula per le nomine e in bocca al lupo, in particolare, (in bocca al lupo è un augurio scherzoso e scaramantico di buona fortuna che si rivolge a chi sta per sottoporsi ad una prova difficile, come quella di dirigere strutture molto complesse) al dg dell'Ulss 16 di Padova e al dg dell'Azienda Ospedaliera di Padova, entrambe le aziende erano precedentemente dirette dal dott. Adriano Cestrone (ricordo che il dg Adriano Cestrone reggeva anche l'Ulss 16 per la prematura scomparsa, il 28/09/2011, del compianto Fortunato Rao).
ULSS 16 PADOVA–Urbano Brazzale (Nato a Vicenza il 21.01.1957– Laureato in Giurisprudenza): nuova nomina. È alla prima esperienza come Direttore Generale. Nella sua carriera ha maturato esperienza in ambito sanitario essendo stato Direttore Amministrativo dell’Ulss 15 dell’Alta Padovana e responsabile del personale dell’Ulss 4 dell’Alto Vicentino.
AZIENDA OSPEDALIERA DI PADOVA–Claudio Dario (Nato a Treviso il 14.06.1957 – Laureato in Medicina e Chirurgia): confermato. Nella precedente tornata è stato Direttore Generale dell’Ulss 9 di Treviso.

martedì 1 gennaio 2013

Il Presidente della Repubblica più povero del mondo



Clicca qui per sentire il suo discorso
I volontari sono apartitici ma non apolitici. Nei blog che seguo si fa politica, ma non nel senso che si indica per quale partito e politico votare, mai e poi mai lo faremmo, ma nel senso nobile del termine, avere a cuore il bene comune ed essere cittadini attivi e responsabili. 
L'amica Sandra mi ha mandato, con gli auguri per il 2013, il link di un video con il discorso che Josè "Pepe" Mujica, presidente dell'Uruguay ha tenuto in occasione di Rio+20. Mi auguro, per il bene del nostro paese, che il 2013 ci porti qualche politico che si comporti, come il presidente Mujica. Non lo conoscevo, ora che l'ho scoperto credo vada apprezzato per i valori che testimonia come presidente della Repubblica. E' stato anche uno dei capi del gruppo guerrigliero Tupamaros. Questa sua appartenenza gli è costata, però, 14 anni di carcere e torture. 
Ha dichiarato ad un giornalista: “Dicono che sono il presidente più povero del mondo, ma io non mi sento povero. I veri poveri sono coloro che lavorano solo ed esclusivamente per cercare di mantenere uno stile di vita costoso, e vogliono sempre di più. È una questione di libertà. Se non si posseggono molti beni materiali, non c’è bisogno di lavorare tutta la vita come schiavi per mantenerli e, quindi, si ha più tempo per se stessi”.
José Alberto "Pepe" Mujica Cordano (Montevideo, 20 maggio 1935) è un politico uruguaiano, conosciuto pubblicamente come Pepe Mujica, Senatore e Presidente della Repubblica. Il suo mandato è iniziato il 1º marzo 2010. Padre basco, madre di origini piemontesi, Pepe è il vecchio nome di battaglia di quando era uno dei capi dei guerriglieri Tupamaros. 
"Non mi travesto da presidente - dice lui - e continuo ad essere come ero. Le cose più belle della vita sono avere degli amici, godere moderatamente del cibo e molto della Natura. Io non sono povero, ho tutto ciò di cui ho bisogno". 
Molti politici predicano valori, ma pochissimi li praticano! Nel discorso, che riporto più sotto, afferma:"Lo sviluppo deve favorire la felicità umana, amore per la terra, relazioni umane, cura dei figli, avere amici, avere il giusto, l’elementare". Alle affermazioni di principio,  Mujica,  fa seguire comportamenti coerenti. Gira sì su un’auto blu, ma si tratta di un vecchio Maggiolino, per l'appunto blu. Non vive nella elegante palazzina presidenziale di Suarez y Reyes di Montevideo, ma nella casa di campagna di sua moglie Lucía Topolansky, senatrice; la sua dimora presidenziale l’ha destinata ai senza casa.

Traduco dal  El Tiempo.com una parte di un articolo che parla dei beni dichiarati dal Presidente Mujica; un esempio di austerità unico al mondo.
Il Presidente Mujica ha dichiarato di possedere un patrimonio di 4,2 milioni di pesos uruguaiani (circa 215.230 $), come si legge sul sito web della Junta de Transparencia y Ética Pública, un'agenzia pubblica nota come Junta Anticorrupción.Ha dichiarato di possedere tre edifici: uno nel quartiere popolare di Camino Colorado (3,2 milioni di pesos uruguaiani), il 50 per cento di un altro sulla strada O 'Higgins (155.562 pesos), più la metà di una fattoria, la casa in cui vive a Rincon del Cerro (294.238 pesos). Egli ha anche dichiarato il possesso di una vecchia Volkswagen, modello dell'87 e di una berlina, per un valore di 100.000 pesos, tre trattori e attrezzi agricoli, per un importo di 429 mila pesos.
A  ciò si deve aggiungere il suo stipendio di Presidente della Repubblica (260.259 pesos uruguaiani, quasi  12.000$). Di tale importo dona ogni mese il 90%  per progetti di beneficenza e per il mantenimento del suo partito, il Movimiento de Participación Popular (MPP). Nel mese di dicembre ha anche dato di sua tasca due milioni e mezzo di pesos uruguaiani, circa 152 mila dollari, per un programma di costruzione di alloggi per  persone povere.
Inoltre dona una parte del suo stipendio mensile al Fondo Raul Sendic, un'organizzazione che dà prestiti senza interessi per progetti di cooperazione, indipendentemente dal colore politico del beneficiario. Il fondo, che prende il nome da un ex-guerrigliero che guidò la ribellione dei lavoratori della canna da zucchero negli anni 70, denominata Tupamaros, è alimentato con i versamenti che eccedono i 20.000 pesos  degli stipendi dei parlamentari  e ministri della MPP.
A Mujica rimangono per sbarcare il lunario circa 20.000 pesos o 1.000$. Un'altra versione dice che la paga al netto delle donazioni ai fini di solidarietà, è di 32.000 pesos al mese, poco più di  1.500$. "Questi soldi mi devono bastare perché ci sono molti Uruguaiani che vivono con molto meno!"
Ma il suo esempio di austerità non è sufficiente per gli uruguaiani. Poche settimane fa e stato pubblicato un sondaggio che ha rivelato che il gradimento di Mujica, a metà della sua amministrazione, ha raggiunto il minimo. Solo il 40 per cento degli intervistati approva la gestione Mujica e il 49 per cento ha detto che lo trovano simpatico. L'approvazione del suo governo era del 66 per cento nel mese di aprile 2010.
Quindi praticare l'onestà e vivere modestamente è per un politico condizione necessaria ma purtroppo non sufficiente, ci vogliono anche le competenze!!