Ho
già trattato l'argomento della visita neuropsicologica in un precedente post (clicca
qui), mostrando come viene redatta la relazione dal neuropsicologo e in
cosa consistono alcuni test somministrati. Ricevo la mail con la richiesta di
chiarimenti di una persona e quindi ritorno volentieri sull'argomento. Mi
scrive un signore: a mia zio è stata prescritta dalla commissione medica
locale per il rinnovo della patente una visita neuropsicologica con test
cognitivi e comportamentali ma non riesco a trovare dove farle fare tali
accertamenti a Milano. Ha cortesemente delle informazioni in merito? Grazie e
cordiali saluti.
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Per avere informazioni gratuite sui servizi agli ANZIANI e agli STUDENTI, telefonare a I.A.S.I. tel. 049.821.7000 (lunedì-venerdì 9-12 e 15-18. Altri numeri di IASI: 049.821.4298; fax 049.821.4278. Per commentare i post cliccare anonimo nella finestra a tendina. Per chiedere informazioni via mail a Giovanni scrivere a: blog.prontoanziano@yahoo.it
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lunedì 11 marzo 2013
sabato 9 marzo 2013
Laboratorio d'eccellenza di via S. Massimo: precedenze e prenotazione on line Lucky
Sono andato giovedì scorso, alle ore 8.30, prima di recarmi nell'Ufficio di Pronto Anziano, nel Laboratorio di via S. Massimo del Dipartimento di Medicina di Laboratorio per un prelievo di sangue; dovevo rifare i seguenti marcatori: Antigene carcino embrionario (cea) e l'Antigene carboidratico 19.9 (ca 19.9). Mannaggia ai marcatori!!
Avendolo trovato superaffollato, ho deciso di sperimentare la precedenza per gli over 70; nel giro di 15 minuti ho fatto il prelievo. Se avessi preso un numero normale avrei dovuto aspettare un'ora. Ho preso il biglietto di prenotazione sulla macchinetta posta all'ingresso cliccando il tasto prenotazione segreteria B dedicato ai bambini, over 70, disabili e donne in gravidanza e l'ho consegnato alle infermiere degli sportelli della segreteria B. Ho aspettato 10 minuti e una brava infermiera mi ha prelevato il sangue senza procurarmi degli ematomi sulla braccia; un mese fa, un'infermiera stressata (erano le ore 13.00), in un altro ambulatorio, mi aveva bucato due volte lasciandomi due begli ematomi su entrambe le braccia. No comment!
Avendolo trovato superaffollato, ho deciso di sperimentare la precedenza per gli over 70; nel giro di 15 minuti ho fatto il prelievo. Se avessi preso un numero normale avrei dovuto aspettare un'ora. Ho preso il biglietto di prenotazione sulla macchinetta posta all'ingresso cliccando il tasto prenotazione segreteria B dedicato ai bambini, over 70, disabili e donne in gravidanza e l'ho consegnato alle infermiere degli sportelli della segreteria B. Ho aspettato 10 minuti e una brava infermiera mi ha prelevato il sangue senza procurarmi degli ematomi sulla braccia; un mese fa, un'infermiera stressata (erano le ore 13.00), in un altro ambulatorio, mi aveva bucato due volte lasciandomi due begli ematomi su entrambe le braccia. No comment!
Fornisco informazioni sul Dipartimento
di Medicina di Laboratorio, tratte dal sito dell'Azienda Ospedaliera di Padova.
Che cosa sono gli orti urbani?
Vicino a dove abito sono sorti una trentina di orti urbani. Osservo con piacere, dalla mia stanza, persone di tutte le età, alcuni in pensione altri ancora in servizio, a volte accompagnate dai familiari e dagli amici, che si recano negli orti con zappe, badili, rastrelli, concimi, sementi e piantine. Ogni orto, trenta metri quadri, viene personalizzato dal proprietario ed è sorprendente vedere la varietà di ortaggi coltivati.
Mirian, volontaria IASI-Pronto Anziano, mi scrive questa bellissima
riflessione sugli orti urbani.
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| Michelle Obama e l'orto della Casa Bianca |
Carissimo, ho ricevuto il PdZ (Piano di Zona dell'ULSS 16) e mi riprometto di leggerlo con la dovuta calma (ho dato
solo una veloce occhiatina).
Non so se ti può essere d'aiuto, ma desidero farti partecipe di una riflessione che alcune amiche ed io facevamo tempo fa, imperniata sull'utilizzo antropologico degli orti sociali come strumento di riscatto, riabilitazione e collocamento sociale. Il tutto è partito da un articolo apparso su Focus di questo mese dove si legge che immersi nel mondo agricolo si sta meglio. L'articolo parla principalmente di cambiamento di stile di vita in favore di un trasferimento in campagna, ma fa anche dei rimandi agli orti urbani ed al loro valore sia sociale che economico. Gli anziani attualmente presenti nel nostro territorio hanno ancora radici rurali, molti hanno calzato le "sgalmare" (zoccoli) da piccoli, altri han vissuto per molto tempo con un gallo come orologio, pertanto il recuperare questa memoria terrena (nel senso di legame tangibile con la materia) per alcuni di loro potrebbe rivelarsi di vitale importanza. Vitale perchè attinge ad un'energia sopita che ridà vigore ed interesse alle cose, risveglia una memoria atavica che valorizza le azioni. Il mio lavoro allo sportello mi porta a parlare tutti i giorni con anziani e vedo l'occhio che diventa vispo di quell'ottantenne quando mi parla delle verze tardive che ha seminato in autunno, protetto dalla pioggia/neve invernale e ora le libera alle leggere gelate primaverili che ne ammorbidiscono il gusto senza rompere la fibra, per contro vedo l'occhio vitreo della nonnina che è stata richiusa (si è espressa proprio così) in un appartamento quando i figli han deciso che aveva bisogno di un luogo sicuro, col riscaldamento e comodo alle loro case. Sono quasi sicura che se alla nonnina venisse data la possibilità di coltivare un orto, prendersi cura delle sue insalate e verze, anche il suo occhio perderebbe la patina della noia, le sue ossa non si sfalderebbero perchè avrebbero ancora un po' di sostegno muscolare ed anche il suo pensiero spazierebbe oltre lo schermo della tv accesa per illudersi di aver qualcuno vicino. Senza contare che ogni orto potrebbe essere dato in gestione congiunta a due o più nonnine... Questi pensieri potrebbero sembrarti annacquati da un pensiero bucolico, quasi una ingenua rilettura di una realtà invece complessa e complicata, d'altro canto convengo che gli orti sociali affidati agli anziani non siano la panacea a tutti i mali legati alla senilità, in ogni caso io sono dell'idea che possano offrire un sostegno al miglioramento della qualità di vita.
Suppongo si trovino pubblicati studi e relazioni sull'argomento perchè vedo che è un tema di cui se ne parla sempre di più. Salutissimi. Miriam
Non so se ti può essere d'aiuto, ma desidero farti partecipe di una riflessione che alcune amiche ed io facevamo tempo fa, imperniata sull'utilizzo antropologico degli orti sociali come strumento di riscatto, riabilitazione e collocamento sociale. Il tutto è partito da un articolo apparso su Focus di questo mese dove si legge che immersi nel mondo agricolo si sta meglio. L'articolo parla principalmente di cambiamento di stile di vita in favore di un trasferimento in campagna, ma fa anche dei rimandi agli orti urbani ed al loro valore sia sociale che economico. Gli anziani attualmente presenti nel nostro territorio hanno ancora radici rurali, molti hanno calzato le "sgalmare" (zoccoli) da piccoli, altri han vissuto per molto tempo con un gallo come orologio, pertanto il recuperare questa memoria terrena (nel senso di legame tangibile con la materia) per alcuni di loro potrebbe rivelarsi di vitale importanza. Vitale perchè attinge ad un'energia sopita che ridà vigore ed interesse alle cose, risveglia una memoria atavica che valorizza le azioni. Il mio lavoro allo sportello mi porta a parlare tutti i giorni con anziani e vedo l'occhio che diventa vispo di quell'ottantenne quando mi parla delle verze tardive che ha seminato in autunno, protetto dalla pioggia/neve invernale e ora le libera alle leggere gelate primaverili che ne ammorbidiscono il gusto senza rompere la fibra, per contro vedo l'occhio vitreo della nonnina che è stata richiusa (si è espressa proprio così) in un appartamento quando i figli han deciso che aveva bisogno di un luogo sicuro, col riscaldamento e comodo alle loro case. Sono quasi sicura che se alla nonnina venisse data la possibilità di coltivare un orto, prendersi cura delle sue insalate e verze, anche il suo occhio perderebbe la patina della noia, le sue ossa non si sfalderebbero perchè avrebbero ancora un po' di sostegno muscolare ed anche il suo pensiero spazierebbe oltre lo schermo della tv accesa per illudersi di aver qualcuno vicino. Senza contare che ogni orto potrebbe essere dato in gestione congiunta a due o più nonnine... Questi pensieri potrebbero sembrarti annacquati da un pensiero bucolico, quasi una ingenua rilettura di una realtà invece complessa e complicata, d'altro canto convengo che gli orti sociali affidati agli anziani non siano la panacea a tutti i mali legati alla senilità, in ogni caso io sono dell'idea che possano offrire un sostegno al miglioramento della qualità di vita.
Suppongo si trovino pubblicati studi e relazioni sull'argomento perchè vedo che è un tema di cui se ne parla sempre di più. Salutissimi. Miriam
martedì 5 marzo 2013
Basta con la tortura del lavaggio intestinale prima della colonscopia
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| Colon |
Nel
sito della Fondazione Veronesi trovo questo interessante articolo: Basta
con la tortura del lavaggio intestinale prima della colonscopia
[NDR: Aggiungo io, non aspettatevi che venga applicata a breve]
Un nuovo metodo studiato da ricercatori americani
utilizza un programma di computer per individuare eventuali adenomi senza
bisogno di purghe fastidiose.
La parte più antipatica dell’esame che, come dice
Renato Pozzetto nella pubblicità del programma di screening dei tumori del
colon/retto, può salvarti la vita è costituita dalla preparazione per la
pulizia intestinale.
In confronto l’esame in sé, effettuato con un
colonscopio flessibile a fibre ottiche, è una passeggiata. mentre tutti i
pazienti ricordano quantomeno con fastidio i tre giorni di preparazione con
tanto di purga finale. D’altro canto se la pulizia intestinale non viene
eseguita correttamente si pregiudica l’efficacia dell’esame.
lunedì 4 marzo 2013
La colonscopia tradizionale, con capsula e robotica
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| Intestino |
La colonscopia è un esame che crea ansia e preoccupazione in chi la deve subire. Ecco una delle tante mail che si trovano nel web in siti a carattere medico e non: Io vorrei essere sicura che con la sedazione profonda non mi accorgo di
nulla e non sentirò nulla, mi terrorizza l'idea di sentire invece
qualcosa, che ci posso fare sono ansiosa e questo esame mi terrorizza,
non dormo la notte e tutto ciò mi rende nervosa e intrattabile, potete
confermarmi che con la sedazione profonda la persona viene addormentata
prima di eseguire la vista endoscopica ed è impossible che sentirà il
minimo fastidio?
Che novità ci sono nelle tecniche per effettuare la colonscopia? Ce le spiega il dott. Felice Cosentino, Chirurgo apparato digerente, Gastroenterologo, Chirurgo generale, Colonproctologo nel suo blog. Ha scritto un post dal titolo: "La nuova Colonscopia Robotica: indolore, senza complicanze, operativa e monouso". Ne riporto le conclusioni e alcune foto.
Ma non facciamoci illusioni, le tecniche d'avanguardia vengono eseguite in pochissime strutture sanitarie e privatamente, quindi con costi sostenuti.
Che novità ci sono nelle tecniche per effettuare la colonscopia? Ce le spiega il dott. Felice Cosentino, Chirurgo apparato digerente, Gastroenterologo, Chirurgo generale, Colonproctologo nel suo blog. Ha scritto un post dal titolo: "La nuova Colonscopia Robotica: indolore, senza complicanze, operativa e monouso". Ne riporto le conclusioni e alcune foto.
Ma non facciamoci illusioni, le tecniche d'avanguardia vengono eseguite in pochissime strutture sanitarie e privatamente, quindi con costi sostenuti.
Fermo restando che la colonscopia tradizionale, in
sedo/analgesia o sedazione profonda, resta al momento il mezzo diagnostico ed
operativo per il colon più affidabile, pur tuttavia in quest’ultimo decennio
gli specialisti del settore si sono prodigati a trovare tecnologie alternative
meno traumatiche. La colonscopia tradizionale, infatti, è un esame poco gradito
all’utenza in quanto esame traumatico, gravato da complicanze (anche se in
bassa percentuale) e che necessita di sedazione (anch’essa con una certa
incidenza di complicanze). Le diverse tecnologie sviluppate in questi anni
(TAC-colonscopia, Colonscopia con video capsula, Colonscopia robotica
E-Worm/Endotiscs) pur essendo affidabili dal punto di vista diagnostico, anche
se con differenze significative fra l’una e l’altra, non permettono di eseguire
prelievi di mucosa e, quanto meno, di asportare polipi, per cui in caso di
riscontro di una patologia bisogna sottoporsi ad un secondo esame definitivo
(mediante colonscopia tradizionale).
Con Axel, invece, è possibile eseguire una colonscopia completa,
sia diagnostica che terapeutica, in modo indolore, senza complicanze e senza il
minimo rischio d’infezione (strumento “usa e getta”).
domenica 3 marzo 2013
Mirella e Luigi: Fausto Podavini fotografa l'amore oltre l'Alzheimer
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| Mirella e Luigi |
Noi volontari di IASI-Pronto Anziano riceviamo molte telefonate di familiari di persone con l'Alzheimer che non trovano assistenti familiari (badanti) in grado di convivere per periodi lunghi con persone affette dalla patologia.
In generale verifichiamo che a volte le persone con un forte carattere, quando vengono colpite dalla malattia, diventano ancora più aggressive e quindi complicate da assistere. E' un problema complesso e difficile! Per rendersi conto delle problematiche, si leggano inTopic.it, i commenti di alcuni familiari che hanno impattato con la patologia, clicca qui.Ma accanto a storie tragiche, eccone una bellissima.
Riporto dal Messaggero.it una parte dell'articolo di Laura Bogliolo dedicato al fotografo Fausto Podavini, 39 anni, romano, che ha vinto il prestigioso World Press Photo Award, categoria Daily Life. Il lavoro, durato quattro anni, fino alla morte di Luigi, racconta la vita di tutti i giorni di una coppia, Mirella e Luigi, insieme da 43 anni e uniti nel lottare, negli ultimi sei, contro l’Alzheimer: una malattia degenerativa, che offusca i ricordi, trasforma la quotidianità e cambia le persone.
"La chiama la «scintilla»,
l'attimo creativo che fluisce, improvviso, nella sinfonia dell'anima di chi
agli occhi sostituisce un'emozione. Quella luce che si accende nei percorsi inspiegabili
dell'arte che lo ha accompagnato in quel primo scatto, a 16 anni: scenario il
Parco dell'Appio Claudio, nel quartiere Cinecittà dove è cresciuto.
La scintilla che si è accesa dopo
essere stato per tanto tempo al fianco di Mirella, 71 anni, e Luigi, il marito
malato di Alzheimer. Fausto Podavini, 39 anni, romano, ha vinto il prestigioso
World Press Photo Award, categoria Daily Life, dedicata alle storie silenziose
di tutti i giorni troppo spesso imbavagliate dall'indifferenza.
Podavini racconta: «Ho seguito per mesi la vita di Mirella e
Luigi, non riuscivo a strutturare bene il progetto, poi la scintilla, la chiave
di lettura». Negli scatti in bianco e nero del fotoreporter c'è il dramma
di una malattia che devasta il corpo e la memoria, ma anche e soprattutto
«l'amore, la dedizione, la sofferenza, la forza di una relazione che dura da
più di quarant'anni, un sentimento che nonostante tutte le difficoltà resta
vivo».
Mirella ha passato 43 anni della
sua vita con l'unica persona che abbia mai amato. «Proiettando il pensiero ai miei settanta anni – dice - mi chiedo se si potrà mai avere un rapporto
così duraturo». Il fotoreporter ha saputo della vittoria navigando sul sito
ufficiale del World Press Photo." (...)
venerdì 1 marzo 2013
Boom iscrizioni corso badanti - Inizio corso 9.3.13
Lunedì 25 febbraio
2013 si sono chiuse le iscrizioni al corso di formazione gratuito per Badanti, Familiari,
Assistenti domestici e Volontari, dal titolo: "L'arte di assistere a domicilio gli anziani". Ne avevo
parlato in precedenti post, clicca qui. Il corso è stato organizzato dal
Dipartimento Interaziendale ad Attività Integrata dell'anziano, dal Comune di
Padova - Assessorato ai Servizi Sociali e dalle Associazioni di volontariato
Panthaku e I.A.S.I-Pronto Anziano. La direzione organizzativa e scientifica è curata
dal dott. Valter Giantin della Clinica Geriatrica, mentre la segreteria del
corso è stata affidata ai Volontari di I.A.S.I-Pronto Anziano.
Noi volontari, avevamo iniziato a raccogliere le adesioni il 15 gennaio 2013 e lunedì 25 febbraio, raggiunta quota 150, le abbiamo chiuse.
Dai
colloqui, front office e telefonici, con le persone che si sono iscritte al corso abbiamo uno spaccato preoccupante della grave crisi economica e sociale che sta attraversando il nostro paese e nello specifico il territorio dell'ULSS 16.
Nella tabella a lato riporto la nazionalità dei 150 iscritti e le percentuali. Come si può notare,
gli italiani, in realtà quasi tutte donne, ammontano al 65%, seguono poi le rumene
con il 17%, le moldave con il 7%; in totale le nazionalità sono 15. Le
motivazioni per le iscrizioni sono le seguenti: persone che sono in cassa
integrazione o senza lavoro che sperano, con l'attestato di frequenza che verrà
rilasciato, di aver più possibilità di trovare un lavoro come assistente familiare; persone
giovani in cerca di prima occupazione; persone, a volte anche marito e moglie,
con familiari anziani fragili, che desiderano approfondire le loro conoscenze sulle
patologie degli anziani; badanti che già lavorano ma che desiderano migliorare
le loro competenze, questa è un'esigenza molto sentita; si sono iscritte anche sei studentesse dell'Istituto
"Leonardo da Vinci" di Padova che frequentano la classe quarta dell'indirizzo
tecnico dei servizi sociali.
Le
persone continuano a telefonare per iscriversi, in media 12-13 al giorno, ma
purtroppo non possiamo superare le 150 iscrizioni, anche per capienza dell'aula
Vesalio.
Chiediamo loro le motivazioni della richiesta e
spesso ci rispondono che hanno un disperato bisogno di trovare lavoro. Ieri una signora 43enne italiana ci ha detto che da tre mesi non percepisce lo stipendio, pur lavorando, con la prospettiva che a luglio l'azienda chiuderà. Ci dice piangendo: Che cosa faro? Chi mi darà un lavoro? Chi verserà i contributi? Avrò la pensione?
Sono domande che giriamo ai neoeletti parlamentari, con l'auspicio che prendano consapevolezza della grave situazione e trovino le soluzioni.
Sono domande che giriamo ai neoeletti parlamentari, con l'auspicio che prendano consapevolezza della grave situazione e trovino le soluzioni.
L'inaugurazione
del corso avverrà il 9 marzo 2013, alle ore 9.00, presso l'aula Vesalio del
Policnico Universitario, via Giustiniani, 2 Padova, con il saluto delle autorità. In particolare saranno presenti il prof. Enzo Manzato direttore della clinica geriatrica e il dott. Fabio Verlato, medico angiologo dell'Azienda Ospedaliera, assessore ai Servizi Sociali del Comune di Padova.
Molti ci hanno chiesto chi era Andrea
Vesalio: è la forma italianizzata di Andreas van Wesel (Bruxelles, 31.12.1514 –
Zante, 15.10.1564); è stato un anatomista e medico fiammingo. È considerato il
fondatore della moderna anatomia.
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